Pensione dei docenti a 63 anni con 35 anni di contribuzione: il CNDDU propone un’istruttoria per valutare l’uscita anticipata
La proposta prevede un canale specifico per i docenti con almeno 35 anni di contribuzione e una significativa anzianità di servizio, da verificare sotto il profilo...

Pensione a 63 anni con almeno 35 anni di contributi e una significativa anzianità di servizio effettivamente prestato nell'insegnamento. È questa la proposta avanzata dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU), che si rivolge al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per chiedere l'apertura di un confronto sulla revisione dei requisiti pensionistici del personale docente.
Il Coordinamento individua una possibile soluzione nell'“accesso alla pensione a 63 anni di età, in presenza di almeno 35 anni di contribuzione e di una significativa anzianità di servizio effettivamente prestato nell’insegnamento, da definire puntualmente in sede normativa”.
Una proposta che nasce dalla convinzione che l'attuale sistema previdenziale non tenga sufficientemente conto delle trasformazioni che hanno interessato la professione docente.
Pensione a 63 anni: non per tutti, ma con requisiti specifici
Nel 2026 il requisito ordinario per la pensione di vecchiaia è fissato a 67 anni, con ulteriori adeguamenti previsti negli anni successivi. Per il CNDDU, tuttavia, la durata della carriera degli insegnanti non può essere valutata esclusivamente sulla base dell'età anagrafica e dei contributi versati. “Non si tratterebbe di una riduzione generalizzata dell’età pensionabile, ma di un regime specifico fondato sulla presenza congiunta di requisiti anagrafici, contributivi e professionali”, precisa il Coordinamento nel comunicato. L'ipotesi dovrebbe quindi prevedere una durata minima di effettivo servizio docente, da stabilire attraverso un successivo intervento normativo.
Il lavoro degli insegnanti è cambiato: attenzione anche a tecnici e professionali
La scuola di oggi, osserva il CNDDU, è profondamente diversa da quella di trent'anni fa. Sono cambiate le classi, i bisogni educativi, le tecnologie e le relazioni con le famiglie. All'insegnamento si aggiungono preparazione didattica, valutazione, formazione, attività collegiali e responsabilità organizzative. Particolare attenzione viene riservata agli istituti tecnici e professionali, dove l'attività educativa può comprendere anche esperienze laboratoriali, utilizzo di attrezzature e specifici obblighi di vigilanza e sicurezza. Il Coordinamento ritiene pertanto necessario valutare l'effettivo peso di queste condizioni sulla durata della carriera, attraverso un'istruttoria che consideri “la durata dell’effettivo servizio di insegnamento, le condizioni organizzative e ambientali, le responsabilità continuative, le attività laboratoriali e gli indicatori di salute occupazionale”.
Lavori gravosi e usuranti: cosa chiede il CNDDU
Il comunicato distingue la proposta di pensionamento anticipato dalle tutele già previste per alcune attività gravose.
La disciplina dell'APE Sociale comprende determinate figure dell'insegnamento, mentre la professione docente non è riconosciuta in via generale come lavoro usurante ai sensi del decreto legislativo 67/2011.
Il CNDDU propone di approfondire un'eventuale estensione delle tutele per le attività gravose, con particolare attenzione anche alla scuola secondaria, agli istituti tecnici e professionali. L'eventuale riconoscimento di ulteriori attività come particolarmente faticose e pesanti dovrebbe invece essere valutato separatamente, sulla base di adeguate evidenze scientifiche e previdenziali.
La richiesta a Valditara: coinvolgere INPS, Ministero del Lavoro e MEF
Per trasformare la proposta in una misura concretamente attuabile, il Coordinamento chiede al Ministro di:
“Promuovere, di concerto con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, un’istruttoria tecnica con il coinvolgimento dell’INPS, finalizzata a definire la platea interessata e a quantificare gli effetti finanziari della misura”. Il CNDDU riconosce infatti che anticipare il pensionamento comporterebbe maggiori oneri per la finanza pubblica. Occorrerebbe quindi individuare il numero dei possibili beneficiari, valutare i costi pluriennali e stabilire le necessarie coperture. L'eventuale risparmio sugli stipendi derivante dal ricambio del personale, sottolinea il Coordinamento, non rappresenterebbe automaticamente una copertura della maggiore spesa previdenziale. La proposta potrebbe inoltre essere introdotta gradualmente, con limiti di spesa e monitoraggio annuale degli accessi.
Pensionamenti anticipati e ricambio generazionale
La revisione dei requisiti pensionistici avrebbe conseguenze anche sulla programmazione degli organici e sull'ingresso dei nuovi insegnanti.
Secondo il CNDDU, pensionamenti e assunzioni dovrebbero essere inseriti in una programmazione pluriennale, capace di favorire il ricambio generazionale senza disperdere l'esperienza professionale maturata nella scuola. La proposta dei 63 anni con almeno 35 anni di contributi non è dunque una misura già approvata, ma l'ipotesi sulla quale il Coordinamento chiede al Governo di aprire una verifica normativa, attuariale e finanziaria.
di La Redazione
Pensioni scuola 2027, domande da oggi al 21 ottobre: requisiti e date da ricordare
Bonus fino a 1.500 euro per privati e 8.000 per condomìni per le colonnine domestiche: Al via alle domande, c'è tempo fino al 31 gennaio (Decreto PDF)
Congedo straordinario per assistere un familiare disabile: chi ne ha diritto e quando si può parlare di abuso




.jpg)
.jpg)


















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)


















.jpg)
Commenti