"Pensami adulto": il progetto di vita comincia anche tra i banchi di scuola
Il PEI può guardare oltre l’anno scolastico. Ma per farlo deve partire dalle possibilità, dagli interessi e dalle scelte dello studente.

Quando un ragazzo con disabilità termina la scuola, ciò che ha imparato a fare non dovrebbe restare chiuso dentro un’aula. Sapersi orientare, esprimere una preferenza, chiedere aiuto o partecipare a un’attività con gli altri sono conquiste che possono accompagnarlo anche fuori dall’istituto.
È questo lo sguardo racchiuso nell’espressione "Pensami adulto", richiamata nel manuale dedicato alla riforma della disabilità. Al convegno sul progetto di vita che si è svolto il 22 settembre a Novedrate, la ministra Alessandra Locatelli ha insistito sulla necessità di costruire i sostegni insieme alla persona, a partire dai suoi desideri e dalle sue aspirazioni. Per la scuola, il punto di partenza è il PEI, il Piano educativo individualizzato. Vi si definiscono obiettivi, strategie e sostegni per il percorso scolastico dell’alunno. Ma il modello nazionale chiede anche di osservare ciò che, nell’ambiente, facilita oppure ostacola la sua partecipazione. Prevede inoltre una sezione dedicata al raccordo con il progetto individuale, oggi da leggere anche alla luce del progetto di vita. Il lavoro svolto in classe può così entrare in dialogo con quello della famiglia e dei servizi del territorio.
Pensiamo a uno studente che, durante le attività scolastiche, impara a comunicare una scelta usando uno strumento adatto a lui. Il PEI può descrivere come sostenere questa capacità a scuola; confrontarsi con la famiglia e con chi lo segue fuori dall’istituto aiuta a capire come usarla anche in altri luoghi della sua vita. "Pensami adulto» non significa decidere oggi quale sarà il suo futuro. Significa offrirgli più occasioni per costruirlo."
In questo lavoro trova spazio anche l’Universal Design for Learning, o UDL. È un approccio alla progettazione didattica che invita a prevedere più modi per coinvolgere gli studenti, presentare i contenuti e permettere loro di esprimere ciò che sanno. Una spiegazione accompagnata da immagini e da un testo accessibile, per esempio, può rendere l’attività più fruibile per l’intera classe. Il PEI continua a individuare gli interventi necessari per il singolo alunno; l’UDL aiuta a progettare fin dall’inizio un ambiente nel quale più studenti possano partecipare
Il progetto di vita allarga infine la prospettiva. Dopo la scuola ci sono le relazioni, il tempo libero, gli spostamenti, le scelte quotidiane e, per alcuni, il lavoro. Guardare a queste possibilità mentre lo studente è ancora in classe permette alla scuola di fare una cosa concreta: riconoscere le capacità che stanno emergendo e aiutare la persona a portarle con sé.
di La Redazione
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