Gesù: “Dio perdona tutte le nostre colpe, ci circonda di bontà e misericordia. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe” (Omelia del 27 settembre)
I nostri ripetuti “No” non scoraggiano Dio, il quale mai ci rifiuta e sempre ci chiama a convertirci, pentirci e, finalmente, deciderci...

Di Don Vincenzo Carnevale
La Parabola dei due figli si accomunaa quella del “Padre misericordioso” di Luca 15 (Il figliol prodigo: il figlio perduto e il figlio fedele). Due figli anche qui, il minore che prima rifiuta l’amore del Padre e si allontana, ma poi, pentitosi, ritorna e obbedisce; il maggiore, acconsente verbalmente, ma rifiuta praticamente. Entrambi resistono alla volontà del Padre: ciò che li distingue è il pentimento, il ravvedimento che, come abbiamo già meditato, qui si intende come movimento del cuore.
Il Vangelo di Gesù ci spinge ad integrare fede e vita, invitandoci a renderci disponibili e capaci di cambiare, di orientarci sempre meglio alla Parola che deve guidare la nostra esistenza.
I nostri ripetuti “No” non scoraggiano Dio, il quale mai ci rifiuta e sempre ci chiama a convertirci, pentirci e, finalmente, deciderci a pronunciare il nostro “Sì”, leale e totale al Suo infinito amore. La Parola di Dio, oggi, ci fa percorrere un sentiero di conversione che ci illumina e provoca ad interrogarci, molto seriamente, sulla qualità della nostra fede e sincerità della nostra sequela, che sono, per loro natura, sempre connesse alla necessità e al coraggio di convertirsi costantemente, quale segno, nella vita del credente, di vitalità e vigilanza, di libertà e verità.
Resistenza alla conversione
Nell’impegno e nello sforzo di integrare, ogni giorno, fede e vita, siamo invitati ad essere capaci di convertirci per vivere e di orientarci, sempre di più, alla Parola che deve guidare il nostro vivere, illuminare il nostro pensare e sostenere il nostro agire! Ma chi fa veramente la volontà di Dio? Chi dice “sì” e, poi, “non va” o chi disse prima “non ne ho voglia, ma poi, si pentì e vi andò”? Dio, nonostante i nostri continui “no”, non ci rifiuta e continua a donarci sempre la possibilità di cambiare vita e di ri-orientare a Lui le nostre scelte (Vangelo).
Anche la prima Lettura insiste sul fatto che convertirsi è ritornare a vivere in comunione con il Signore, che non castiga né si offende, ma dà sempre nuove possibilità all’ingiusto ed iniquo di convertirsi per farlo vivere e non morire ed avverte il giusto del costante e reale pericolo che corre nell’allontanarsi dalla giustizia e commettere ‘l’iniquità’ che lo porta alla morte.
Nella Seconda Lettura, l’Apostolo Paolo dichiara e insegna che la via dell’umiltà e della carità passa attraverso l’assunzione degli stessi “sentimenti”, atteggiamenti che sono di Gesù Cristo, che si fece uomo, spogliando Se stesso e rinunciando ai privilegi divini, passò attraverso la passione e la morte in Croce e per questo Dio lo ha “innalzato”, quale Signore glorioso ed assoluto, su ogni realtà terrena e celeste. L’ubbidienza a Cristo è il solo fondamento e modello della vita cristiana.
Il primo figlio tocca il fondo con il “no”, prima di risalirlo (con il “sì”), dopo essersi reso conto del proprio male, fa esperienza attraverso la storia personale ritmata da questi due momenti, senza i quali non può esserci alcuna esperienza di Dio padre e madre! Tutto questo potranno provare “i pubblicani e le prostitute”, che hanno toccato il fondo della loro vulnerabilità e fragilità umana e che, poi, si sono lasciati avvolgere dall’abbraccio della misericordia che li ha liberati dalla loro miseria che li avrebbe inevitabilmente schiacciati e distrutti per sempre!
Il secondo figlio, ahimè, non entra in questa storia, perché rimane bloccato da una fase accomodante e compiacente: egli s’illude d’essere buono e preferito solo con un vago e momentaneo “sì” che non gli costa nulla e che non viene
dal cuore e che non è passato attraverso alcun confronto sofferto con le richieste impegnative di Dio e del quale sembra dimenticarsi, senza alcun timore, senza soffrire per aver detto il falso “sì” che, in pratica, è un irresponsabile “no” all’amore, senza alcun contrasto o dolore interiore.




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