Maria Rita Parsi: “Il problema vero non è avere il coraggio di morire, ma avere il coraggio di vivere”. Ogni mattina è una scelta da rifare
Dalla figura dell’“anziana adolescente” alla lezione dell’oggi e dei sogni da realizzare: le parole lasciate dalla psicoterapeuta continuano a ricordarci che vivere richiede coraggio, ogni giorno...

"Il problema vero non è avere il coraggio di morire, ma avere il coraggio di vivere". È quanto afferma Maria Rita Parsi, psicoterapeuta, psicopedagogista e scrittrice, raccontandosi in un'intervista intensa e personale.
Siamo abituati a considerare la morte come la vera e ultima prova di coraggio, l'ostacolo insormontabile davanti al quale tutto il resto sembra facile. Parsi invece capovolge la prospettiva: la fine, quando arriva, arriva e basta. Non richiede di essere preparati, non va allenata giorno per giorno. La vita, invece, sì. Ogni mattina è una scelta da rifare, un coraggio da ritrovare.
Non a caso, quando le veniva chiesto che cosa intendesse quando si definiva un’“anziana adolescente” – espressione con cui raccontava se stessa –, la risposta andava dritta al punto: “Vuol dire che tiro le somme della mia vita e credo che tutte le cose che mi hanno spinta da adolescente a combattere, a cambiare, a sbagliare, a trovare delle strade per esprimermi, magari qualche volta anche ad affermarmi con tutti i limiti che l'affermazione contiene, sia qualcosa che mi rende adolescente oggi”.
Da questa risposta emerge una concezione della vecchiaia molto lontana dagli stereotipi: con l'età, la voglia di cercare, sbagliare, rimettersi in gioco non si affievolisce. Al contrario, si consolida. Chi ha attraversato la vita inseguendo strade proprie, anche a costo di inciampare, porta con sé fino alla fine quella stessa fame di scoperta che siamo abituati a riconoscere solo nei più giovani.
A spiegare ancora meglio la sua filosofia di vita era un aneddoto che Parsi amava ricordare:
"Adoro Madre Teresa di Calcutta, a cui ho dedicato un libro insieme al nostro Papa; in un ospedale di Calcutta, a un giornalista che le domandò quale fosse stato il giorno più bello della sua vita, lei rispose: 'Oggi'. Quell'insegnamento per me è fondamentale: io vivo l'oggi, vado a scuola dal passato e dai miei allievi - perché i veri maestri vanno a scuola dagli allievi e consentono loro di superarli. Vivo l'oggi perché è la cosa che devo fare oggi, con l'esperienza del passato".
Quella risposta, che Parsi attribuiva a Madre Teresa – “oggi” – è disarmante nella sua semplicità, ma racchiude un metodo di vita applicabile a chiunque, credente o meno. Non chiede di dimenticare il passato, né tantomeno di ignorare il futuro.
Chiede solo di non spostare altrove il centro dell’attenzione. Il passato resta una scuola, non una prigione. E anche chi insegna, ricordava Parsi, deve avere l’umiltà di imparare da chi viene dopo di lui: un’idea che vale in famiglia quanto in classe, tra genitori e figli quanto tra chi ha esperienza e chi ha ancora tutto da vivere.
Resta però un tema che spesso genera ansia, soprattutto tra i più giovani: quello dei sogni, del futuro, di cosa si vuole diventare. Anche qui Parsi offre una chiave di lettura utile, distinguendo tra due tipi di sogno molto diversi tra loro: "Il futuro, se lo sogni per sogni irrealizzabili, è un immaginario; se invece cerchi di attuare cose che ti piacciono e che speri si verifichino, quelli sono sogni da attuare". E quando nel corso dell’intervista le veniva chiesto quale fosse il suo sogno, la risposta arrivava breve ma allo stesso tempo eloquente: “Ancora scrivere, fare poesia”.
Non un progetto lontano e vago, ma qualcosa di fattibile, alla propria portata, che si può cominciare a fare oggi stesso. Da questa sua riflessione emerge una distinzione importante: la differenza tra sognare qualcosa che resterà sempre un'immagine astratta e desiderare qualcosa che si può davvero costruire, un passo dopo l'altro, senza aspettare il momento perfetto o l'età giusta.
Che si abbiano vent’anni o ottanta, il messaggio non cambia: non è la paura della fine a doverci guidare, ma la voglia di riempire ogni giorno di senso. Perché, come ci ha insegnato Parsi, il vero coraggio non sta nell’accettare che tutto finisca. Sta nel decidere, ogni mattina, di ricominciare.
E tu, lettore che ci segui, pensi che vivere richieda più coraggio che affrontare la fine? C’è un sogno concreto che hai scelto di non rimandare più?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. A volte condividere ciò che ci tiene vivi può aiutare qualcun altro ad andare avanti o a ritrovare il coraggio di ricominciare.
di Leandro Castagna




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