Sicilia, il calo degli studenti porterà a nuovi accorpamenti scolastici? Il CNDDU: “La sostenibilità di una scuola non dipende soltanto dal numero degli iscritti”
Il CNDDU propone di superare una logica basata sul solo calo demografico, considerando caratteristiche territoriali, previsioni della popolazione, sedi scolastiche...

Il calo degli studenti rende necessario rivedere la rete scolastica, ma secondo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani il numero degli iscritti non può essere l’unico elemento sul quale decidere accorpamenti e riorganizzazioni.
Il tema riguarda direttamente la Sicilia, dove per il 2026/27 il decreto interministeriale n. 124 del 30 giugno 2025 ha fissato a 705 il contingente delle autonomie scolastiche. Il Piano regionale approvato con il D.A. n. 2781 del 28 novembre 2025 interviene su Enna, Mistretta, nel Messinese, e Vittoria, nel Ragusano.
Il CNDDU parte proprio da qui: “La diminuzione della popolazione studentesca rende necessaria una revisione della rete, ma non può tradursi in un automatismo tra calo degli iscritti e riduzione delle autonomie”. I dati demografici mostrano perché il quadro non è uniforme. Nel 2024 la Sicilia ha perso complessivamente 9.969 residenti, ma con differenze marcate tra le province: Agrigento ne ha persi 2.107, Messina 1.924, Caltanissetta 1.697, mentre Ragusa è andata nella direzione opposta, guadagnando 2.064 residenti. Eppure il Piano 2026/27 interessa anche Vittoria, in provincia di Ragusa, con il trasferimento del plesso di primaria Lombardo-Radice a un altro istituto comprensivo.
È un dato che conferma almeno un punto: dimensionamento e diminuzione della popolazione non coincidono necessariamente, perché possono intervenire anche esigenze organizzative della rete. Il Coordinamento sintetizza così la questione: “Due province che perdono lo stesso numero di studenti possono presentare problemi completamente differenti se in una gli alunni sono concentrati in pochi centri urbani e nell’altra sono distribuiti tra piccoli comuni, aree montane e sedi difficilmente collegabili”.
C’è poi un altro dato da considerare.
Nel 2024 la Sicilia registrava un tasso di abbandono precoce dell’istruzione del 15,2%, il più alto tra le regioni del Mezzogiorno secondo Istat. Nel Rapporto INVALSI 2025, inoltre, il 23,6% degli studenti siciliani al termine del primo ciclo risultava a rischio di dispersione implicita, contro una media nazionale del 12,3%. Questi numeri non sono casuali, ma descrivono il contesto educativo nel quale viene ridisegnata la rete scolastica.
Da qui la proposta centrale del CNDDU: “La proposta è costruire, per ciascuna provincia e successivamente a livello comunale e sub-provinciale, una lettura integrata della popolazione scolastica, delle proiezioni demografiche, della distribuzione dei plessi, dei tempi reali di percorrenza, della disponibilità dei trasporti e della complessità organizzativa delle istituzioni”. L’impostazione richiesta è quindi quella di una programmazione che affianchi al numero degli studenti anche la distanza tra le sedi, la presenza di più plessi, i collegamenti e la distribuzione territoriale dell’utenza. La stessa Regione, nel definire nell’agosto 2025 i criteri per il dimensionamento 2026/27, ha previsto che le Conferenze provinciali elaborassero le proprie proposte all’interno di una programmazione territoriale della rete. Il CNDDU propone inoltre che gli accorpamenti più rilevanti vengano verificati dopo due anni, per valutare eventuali problemi nella gestione delle sedi e nell’organizzazione amministrativa.
di Leandro Castagna
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