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Bambina con disabilità senza assistenza a Paese, il CNDDU chiede un intervento immediato degli enti competenti

5 ore fa
Tempo di lettura: 3 min

Il CNDDU richiama l’attenzione sulla mancanza dell’assistenza necessaria e chiede agli enti competenti una soluzione stabile e adeguata per la bambina con disabilità...


"Il CNDDU richiama l’attenzione sulla vicenda che coinvolge, a Paese, in provincia di Treviso, una bambina con disabilità la cui famiglia si trova ad affrontare la mancanza dell’assistenza necessaria. Una situazione che pone una questione delicata e non più rinviabile: la solitudine di una famiglia di fronte a un bisogno educativo e assistenziale conosciuto e prevedibile.

Il caso non può essere ricondotto a una semplice difficoltà nel reperimento del personale. Quando una famiglia arriva a cercare autonomamente una figura professionale indispensabile alla quotidianità della propria figlia, emerge una criticità che riguarda l’organizzazione dei servizi e la capacità del territorio di tradurre un bisogno riconosciuto in una risposta concreta e tempestiva.

Per una bambina con disabilità la presenza dell’operatore, quando necessaria, non rappresenta un elemento accessorio. Essa può concorrere allo sviluppo dell’autonomia, sostenere la comunicazione, facilitare la partecipazione alle attività e rendere più stabile il rapporto con l’ambiente educativo e sociale. La continuità dell’assistenza assume pertanto un valore che supera la dimensione strettamente organizzativa, perché entra nella qualità dell’esperienza quotidiana della persona.


È proprio questo aspetto a rendere la vicenda di Paese particolarmente significativa. I tempi dell’infanzia e dell’educazione non possono essere adattati alle lentezze con cui talvolta il sistema riesce a reperire una professionalità. Ogni periodo trascorso senza il sostegno necessario non è semplicemente una questione amministrativa ancora da risolvere: è tempo di crescita, relazione ed esperienza che appartiene alla vita della bambina. Il ruolo dei genitori deve rimanere quello di interlocutori fondamentali del percorso educativo, non trasformarsi nella ricerca estenuante delle risorse che il sistema non è riuscito a garantire.

Chiedere collaborazione alle famiglie significa coinvolgerle nelle scelte che riguardano il figlio, ascoltarne la conoscenza e costruire insieme percorsi coerenti. Significa qualcosa di molto diverso dal lasciarle sole davanti a una carenza organizzativa.

Per questo il CNDDU ritiene che a Paese sia necessario un intervento immediato degli enti competenti, finalizzato non soltanto a reperire la figura professionale necessaria, ma ad assicurare alla bambina una soluzione stabile e adeguata, comunicando alla famiglia tempi certi e un interlocutore chiaramente individuato.

Il CNDDU propone pertanto che, già per questa vicenda, l’ente responsabile individui un referente unico incaricato di seguire il caso fino all’effettiva attivazione dell’assistenza, coordinando i rapporti tra famiglia, scuola e servizi e dando conto dei tempi necessari alla soluzione. Non occorre aggiungere un nuovo organismo o rinviare la questione a un futuro tavolo di confronto: occorre assumere adesso la responsabilità di accompagnare il problema fino alla sua soluzione concreta. Il CNDDU chiede che quella distanza venga colmata subito. Per questa bambina, innanzitutto, ma anche perché la soluzione del singolo caso diventi occasione per correggere ciò che non ha funzionato. L’inclusione acquista credibilità quando sa prevenire la solitudine delle famiglie, garantire continuità agli interventi e restituire a ogni bambino la possibilità di vivere il proprio percorso educativo senza dover attendere che un appello pubblico metta in moto ciò che avrebbe dovuto essere già predisposto".

di La Redazione


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