Appuntamenti sui social, poi minacce per ottenere denaro: quindici minorenni indagati
Due tentate rapine nella stessa sera, alla fine di agosto, nella Bassa bresciana. Le perquisizioni sono scattate l’8 ottobre. Una delle vittime ha riportato lesioni con una prognosi di sette giorni.

Gli incontri erano stati concordati online. Ma nei luoghi degli appuntamenti le due vittime avrebbero trovato più persone pronte a circondarle, spingerle e minacciarle per ottenere denaro. È la ricostruzione al centro dell’indagine che coinvolge quindici minorenni nella Bassa bresciana, indagati a vario titolo per due tentate rapine aggravate in concorso.
Nella mattinata di giovedì 8 ottobre, i carabinieri della Compagnia di Verolanuova e del Comando provinciale di Brescia hanno eseguito le perquisizioni disposte dalla Procura per i minorenni di Brescia. I due episodi risalgono alla stessa serata di fine agosto.
Secondo gli investigatori, le vittime sarebbero state attirate separatamente in un posto appartato e poco illuminato, dopo aver preso accordi attraverso app e social network con una persona conosciuta online.
Una volta arrivate, sarebbero state accerchiate dal gruppo. Le spinte e le minacce avrebbero avuto lo scopo di costringerle a consegnare i soldi. In uno dei due casi, l’aggressione ha provocato lesioni giudicate guaribili in sette giorni: la persona ferita è riuscita ad allontanarsi e a chiedere aiuto. Per questo episodio viene contestato anche il reato di lesioni personali.
A dare avvio agli accertamenti sono state le denunce delle vittime. I militari della Stazione di Gambara hanno esaminato le riprese degli impianti di videosorveglianza della zona e approfondito i contatti e le frequentazioni dei ragazzi.
Dai filmati sono stati ricavati elementi utili a identificare i due giovani che avrebbero gestito i contatti online e organizzato gli appuntamenti.
Il successivo confronto delle immagini con le fotografie di altri ragazzi già individuati dagli investigatori ha permesso di risalire agli ulteriori presunti partecipanti.
Gli indagati risiedono nella Bassa bresciana, con una sola eccezione: un ragazzo oggi domiciliato in provincia di Alessandria, che all’epoca dei fatti viveva nel Bresciano.
Insieme alle perquisizioni sono state notificate le informazioni di garanzia ai minorenni e ai genitori che esercitano la responsabilità genitoriale. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari: le singole responsabilità devono ancora essere accertate.
di La Redazione
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