6 ottobre, Giornata europea dei caregiver. CNDDU: “La scuola può insegnare a riconoscere la cura prima ancora che essa diventi solitudine, rinuncia o ostacolo al futuro di uno studente”
"In questo quadro la scuola non può considerarsi estranea. Esistono studenti che partecipano quotidianamente alla cura di un genitore, di un fratello, di una sorella o di un altro familiare..."

Oggi 6 ottobre 2026 ricorre la Giornata europea dei caregiver ed il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione su una realtà che per dimensioni e conseguenze sociali non può più essere affidata prevalentemente alla capacità delle singole famiglie di sostenere, spesso in silenzio, il peso quotidiano dell’assistenza.
I NUMERI
In Italia sono oltre dodici milioni le persone maggiorenni che prestano gratuitamente aiuto a familiari, parenti o amici e, tra queste, circa 4,4 milioni convivono con la persona assistita. Il dato restituisce la consistenza di una componente essenziale del sistema di cura del Paese e rende evidente quanto la questione riguardi contemporaneamente politiche sociali, organizzazione del lavoro, formazione e continuità dei percorsi scolastici e universitari. La ricorrenza di quest’anno assume un significato particolare perché coincide con una fase avanzata del percorso parlamentare.
LA PROPOSTA ALLA CAMERA DEI DEPUTATI
Il 2 ottobre 2026 si è svolta alla Camera dei deputati la discussione generale sul disegno di legge C. 2789-A, recante il riconoscimento e la tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari. Il provvedimento interviene, tra gli altri aspetti, sulla definizione normativa del caregiver familiare, sulle procedure per il suo riconoscimento e sulla graduazione dell’impegno assistenziale. Anche il quadro finanziario ha registrato un passaggio rilevante. Il CNDDU ritiene che la costruzione di una disciplina nazionale debba riuscire a rappresentare la complessità concreta della cura. Assistere una persona non significa soltanto dedicare un determinato numero di ore a singole prestazioni. Significa spesso organizzare visite e terapie, accompagnare, vigilare, affrontare imprevisti, modificare tempi di lavoro e di studio, rinunciare a opportunità personali e mantenere una disponibilità che non sempre può essere misurata attraverso un semplice conteggio temporale.
LE RESPONSABILITÀ DELLA SCUOLA
In questo quadro la scuola non può considerarsi estranea. Esistono studenti che partecipano quotidianamente alla cura di un genitore, di un fratello, di una sorella o di un altro familiare e che possono sostenere responsabilità difficilmente percepibili dall’esterno. Per uno studente, il carico di cura può emergere attraverso assenze, ritardi, difficoltà nel rispettare le consegne, minore partecipazione alle attività extrascolastiche o riduzione del tempo destinato allo studio. Alla scuola non spetta sostituirsi ai servizi sociali o sanitari, ma compete certamente sviluppare capacità di osservazione, ascolto e orientamento, nel rispetto della riservatezza dello studente e della sua famiglia.
LA PROPOSTA DEL CNDDU
Il CNDDU auspica pertanto che il Ministero dell’Istruzione e del Merito valuti l’opportunità di promuovere, in prossimità del 6 ottobre, un’iniziativa nazionale di sensibilizzazione rivolta alle scuole secondarie di primo e secondo grado, lasciando alle istituzioni scolastiche autonomia nella progettazione delle attività e favorendo il raccordo con i servizi territoriali. Una legge è necessaria per definire tutele, procedure e strumenti. La scuola può compiere un passaggio ulteriore: trasformare una condizione spesso privata e silenziosa in conoscenza condivisa, insegnando a riconoscere la cura prima ancora che essa diventi solitudine, rinuncia o ostacolo al futuro di uno studente.
di Natalia Sessa
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