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Schettini ai genitori: “Non entriamo nell’illusione: mio figlio è bravo, mio figlio quelle cose non le potrebbe fare”. La riflessione sulla banda della minicar

36 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

«Ma mio figlio ha fatto una cosa del genere?». Schettini invita le famiglie a fermarsi su una convinzione rassicurante e a ritrovare, anche attorno a un tavolo, il tempo per…

"No, questa cosa non riguarda mio figlio, perché mio figlio è bravo, mio figlio è educato" il professore di fisica Vincenzo Schettini lascia da parte i suoi esperimenti per concentrarsi su un fatto di cronaca che ha mantenuto alta l’attenzione di molte famiglie. È proprio alle famiglie che il professore si rivolge, per suggerire loro di osservare meglio i propri figli, perché anche il più attento dei genitori può ritrovarsi in situazioni spiacevoli, proprio come è accaduto alle famiglie della “banda della minicar”.

“Mi piange il cuore dover commentare queste cose. Questa banda della minicar sono due ragazzini, sono due poco più che bambini. Perché si annoiano, prendono a mazzate delle persone in mezzo alla strada”. Il commento del professore Schettini è pieno di dispiacere, di rammarico. Probabilmente perché il lavoro di insegnante lo porta ogni giorno ad osservare i suoi studenti, a parlare con loro, a cercare di capire anche i loro bisogni. Quando accadono eventi del genere il fallimento non è solo attribuibile alla famiglia, ma anche alle istituzioni e alla società più in generale. Continua: “I bravi ragazzi esistono, ma non entriamo nell'illusione: "Mio figlio è bravo, mio figlio quelle cose non le potrebbe fare", perché questi due ragazzi, sono due ragazzi le cui famiglie sono quelle famiglie della porta accanto. E sono convinto staranno dicendo: "Ma mio figlio ha fatto una cosa del genere?"”.  

Schettini si interroga sulle ragioni che spingono un giovane, apparentemente senza problemi, a compiere tali gesti: “calci e pugni alle persone che passano per strada”. Ma l’esperto prova a fare un’ipotesi: “Voi avete mai notato, attraverso i social, quante violenza si vede? Quante challenge serpeggiano nelle chat fra i minorenni? Attenzione: fra i minorenni, sfidandosi a vicenda per imitare altre porcherie che si vedono in giro”.

Al centro delle vicende che riguardano i giovani, come spesso accade, ci sono i social ma anche un certo disinteresse da parte dei genitori nell’affrontare argomenti scomodi: “Succedeva questo nelle famiglie di una volta? - I genitori di un tempo si preoccupavano, chiedevano - "Ma hai sentito quel fatto? Che cosa è successo? Attenzione a come vi comportate!". Ogni occasione di ritrovo per Schettini può e deve essere motivo di confronto, di dialogo, di venire a conoscenza di bisogni ed esigenze di tutti i componenti della famiglia. L’esperto chiede agli adulti una maggiore presenza: rispettare gli spazi personali dei figli non significa rinunciare a parlare con loro, a prevenire e a metterli in guardia:

“Non perdiamo l'abitudine di fare questo come adulti. Devono arrivare le riflessioni su queste cose brutte. Approfittate dei momenti in cui state con i figli, attorno a un tavolo, a cena, col televisore spento, senza cellulari, per parlare con i figli. Quando uno ti parla, ti fa riflettere”. Prendendo in prestito un’immagine dalla fisica, il terzo principio della dinamica di Newton ci dice che "ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria". Anche le nostre azioni hanno conseguenze. Perché non può essere la giovane età o la famiglia a salvarli sempre, arriverà il giorno in cui i giovani dovranno fare i conti con loro stessi e con quello che hanno appreso. E dopo una caduta, per quanto brutta, deve esserci un cammino per rialzarsi, assumersi la responsabilità del male fatto e fare tesoro dell’insegnamento appreso.


Lettore che ci segui, ti è mai capitato che tuo figlio ti raccontasse qualcosa che non immaginavi o di notare comportamenti che ti hanno preoccupato? Come sei riuscito ad ascoltarlo e ad affrontare con lui una conversazione difficile?

Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontaci la tua esperienza nei commenti, anche in forma anonima. Il tuo racconto può aiutare altri genitori a trovare le parole per cominciare.


di Natalia Sessa

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