Oriana Fallaci: "Ragionate col vostro cervello. Ricordate che ciascuno è un individuo prezioso, responsabile e artefice di se stesso. La libertà è un dovere, prima ancora che un diritto, è un dovere"
L’analisi di Oriana Fallaci ci porta a capire come alcune scelte possano permetterci di esistere davvero. Ma quanto siamo disposti a…

"Ragionate col vostro cervello, ricordate che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso, responsabile, artefice di se stesso, difendetelo il vostro io, nocciolo di ogni libertà, la libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere." Con queste parole la giornalista e scrittrice Oriana Fallaci ci mette davanti a una responsabilità che non possiamo delegare: scegliere chi essere, anche quando l’approvazione degli altri ci spinge in un’altra direzione.
Succede durante una conversazione, quando qualcuno esprime un giudizio che non condividiamo e preferiamo tacere. Succede quando cambiamo una decisione perché temiamo che una persona importante per noi possa rimanerne delusa. A volte ce ne accorgiamo subito. Altre volte continuiamo così per anni, finché diventa difficile distinguere ciò che desideriamo da ciò che gli altri si aspettano. Il bisogno di essere accolti può portarci a mettere da parte proprio ciò che avremmo voluto far conoscere di noi. Un’opinione, una passione, un progetto che non trova il consenso delle persone alle quali teniamo.
Dire quello che pensiamo ci espone. Qualcuno potrebbe fraintenderci, allontanarsi, considerarci cambiati. La domanda è quanto siamo disposti a nascondere di noi pur di evitare quel rischio. “La libertà è un dovere, prima che un diritto è un dovere”. Quel dovere richiede anche di interrogare le nostre convinzioni. Pensare autonomamente comporta la disponibilità ad ascoltare, verificare, riconoscere un errore.
Possiamo cambiare idea perché qualcuno ci ha aiutato a comprendere meglio una cosa. Oppure possiamo cambiarla soltanto per essere accettati. La differenza riguarda la sincerità con cui rispondiamo a noi stessi. Nelle relazioni, nel lavoro, nelle scelte quotidiane, ci sono momenti nei quali sappiamo che cosa riteniamo giusto, ma aspettiamo un incoraggiamento prima di agire. Se non arriva rimandiamo. Fallaci richiama invece una responsabilità che rimane nostra: “Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie, lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità”. Difendere una persona trattata ingiustamente, ammettere una propria responsabilità, prendere una decisione che gli altri non comprendono: sono gesti che possono lasciarci senza applausi. A volte ci costano qualcosa a cui teniamo. È anche lì che scopriamo quanto vale la nostra libertà: quando una scelta ci somiglia, ma può renderci meno graditi.
E tu, lettore che ci segui, ti è capitato di rinunciare all’approvazione di qualcuno per restare fedele a ciò che pensavi? Quale scelta rifaresti, anche sapendo quanto ti è costata?
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di Leandro Castagna




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Ho rinunciato sempre all'approvazione per seguire le mie idee. Non mi pento anche se per periodi lunghi non ho avuto vicino ai miei genitori. Per fortuna nel tempo si sono ricreduti, volevo diventare una musicista e ci sono riuscita. Vivo di musica. Volevano diventassi un medico come mio padre. Non era la mia strada. Rifarei le scelte che ho fatto.