Crepet: "Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a stare da sola, ti salverebbe la vita". Non rincorrere la mediocrità per riempire i vuoti
Per quanto ci si ostini nel ricercare consenso ed approvazione, omologandosi e conformandosi agli altri, sarà importante imparare anche a stare da soli, perché non bisogna mai rincorrere la mediocrità per…

Gli adulti di riferimento, in qualità di educatori, nell’esercizio della loro funzione pedagogica, hanno una grande responsabilità nei confronti dei giovanissimi, divenendo per questi ultimi modelli da emulare.
Ecco allora che ci si chiede che cosa significhi davvero oggi educare e soprattutto ci si interroga sul come gli adulti di riferimento debbano modulare la propria autorevolezza così da svolgere congruamente la propria funzione educativa.
In tale prospettiva appaiono pregne di significato le parole che il sociologo e psichiatra Paolo Crepet rivolge ad una bambina che sta per nascere, attraverso una lettera che riportiamo qui di seguito per intero:
“Cosa hai sentito finora del mondo attraverso l'acqua e la pelle tesa della pancia di mamma? Cosa ti hanno detto le tue orecchie imperfette delle nostre paure? Riusciremo a volerti senza pretendere, a guardarti senza riempire il tuo spazio di parole, inviti, divieti? Riusciremo ad accorgerci di te anche dai tuoi silenzi, a rispettare la tua crescita senza gravarla di sensi di colpa e di affanni? Riusciremo a stringerti senza che il nostro contatto sia richiesta spasmodica o ricatto d'affetto?
Vorrei che i tuoi Natali non fossero colmi di doni – segnali a volte sfacciati delle nostre assenze – ma di attenzioni. Vorrei che gli adulti che incontrerai fossero capaci di autorevolezza, fermi e coerenti: qualità dei più saggi. La coerenza, mi piacerebbe per te. E la consapevolezza che nel mondo in cui verrai esistono oltre alle regole relazioni e che le une non sono meno necessarie delle altre, ma facce di una stessa luna presente.
Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a inseguire le emozioni come gli aquiloni fanno con le brezze più impreviste e spudorate; tutte, anche quelle che sanno di dolore. Mi piacerebbe che ti dicessero che la vita comprende la morte. Perché il dolore non è solo vuota perdita ma affettività, acquisizione oltre che sottrazione. La morte è un testimone che i migliori di noi lasciano ad altri nella convinzione che se ne possano giovare: così nasce il ricordo, la memoria più bella che è storia della nostra stessa identità.
Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a stare da sola, ti salverebbe la vita. Non dovrai rincorrere la mediocrità per riempire vuoti, né pietire uno sguardo o un'ora d'amore.
Impara a creare la vita dentro la tua vita e a riempirla di fantasia.
Adora la tua inquietudine finché avrai forze e sorrisi, cerca di usarla per contaminare gli altri, soprattutto i più pavidi e vulnerabili. Dona loro il tuo vento intrepido, ascolta il loro silenzio con curiosità, rispetta anche la loro paura eccessiva.
Mi piacerebbe che la persona che più ti amerà possa amare il tuo congedo come un marinaio che vede la sua vecchia barca allontanarsi e galleggiare sapiente lungo la linea dell'orizzonte. E tu allora porterai quell'amore sempre con te, nascosto nella tua tasca più intima”.
Attraverso tale lettera Paolo Crepet coglie l’occasione per augurare ai giovanissimi un futuro radioso anche e soprattutto grazie alla presenza di adulti capaci di autorevolezza, fermi e coerenti, che sappiano dispensare attenzioni piuttosto che doni volti a compensare la loro assenza.
Lo psichiatra, inoltre, esorta le nuove generazioni ad inseguire le proprie emozioni così da vivere intensamente e pienamente ogni attimo della vita senza il rimpianto di non averci provato; ritornare ad emozionarsi, d’altronde, è la chiave per vivere felicemente e serenamente, riscoprendo la propria essenza.
Per quanto ci si ostini nel ricercare consenso ed approvazione, omologandosi e conformandosi agli altri, sarà importante che i giovani e non solo imparino anche a stare da soli, perché non bisogna mai rincorrere la mediocrità per riempire vuoti ma occorre guardarsi dentro e stare bene con se stessi, lasciando riemergere la propria identità.
E tu, lettore che ci segui, pensi che i giovani abbiano bisogno di adulti di riferimento autorevoli capaci di dispensare attenzioni piuttosto che doni volti a compensare la loro assenza? Non bisogna ricercare consenso ed approvazione, rincorrendo la mediocrità, ma anzi occorre imparare a stare bene anche da soli?
Scorri in basso e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima. Spesso fermarsi a riflettere insieme è già il primo passo verso il cambiamento.
di Valentina Tropea




.jpg)
.jpg)


















%20(2).jpg)
.jpg)

%20(2).jpg)






















.jpg)
Imparare a stare bene da soli è utile, ma è più facile a dirsi che a farsi. L' essere umano ha bisogno di socialità, ma soprattutto di complicità. Da quando è morto mio marito, ormai 18 anni fa, quello che mi pesa di più è la mancanza di un "socio per la vita quotidiana". Ogni giorno si deve affrontare qualcosa e da soli è più pesante. Non nascondo che , a volte, mi capita di appoggiarmi alla mediocrità di amicizia e conoscenze, ma poi mi ritiro nel mio guscio. Ho buone risorse per stare da sola, ma la socialità può sollevare lo spirito e l' umore.
La vita mi ha portato ad essere autonoma già a 13 anni. Morta mia madre che era ammalata da tempo ,ho vissuto con mio padre trasferendosi in una nuova località. Mio padre, un dirigente e persona intelligente, mi ha subito spinta a sapermi gestire da sola dandomi libertà ma anche responsabilità. Non lo ringrazierò mai abbastanza anche se a volte ho pensato che poteva essere un modo per occuparsi il meno possibile di me.Ho fatto alcuni errori nell adolescenza ma ho imparato a nn ripeterli e ancora adess ormai anziana quando mi confronto con altre donne più o meno coetanee mi rendo conto di quanto sono più sicura ed indipendente .Naturalmente ho sposato un uomo che ha sempre rispettato la…
La vita e qualcosa da maneggire con cura....ho trascorso una vita da sola amavo la felicita nelle piccole cose....portavo la felicita sono stata una ragazzina piena d amore ho visssuto intensamente ridevo gia a 15 anni avevo molti interessi tra questi il mare srivere dipingere il mare lo chiamavo il mio habitat naturale....Grazie professo crepet per le innumerrevoli parole meravigliose Grazie d esistere.....
E' importante davvero imparare a stare soli e e stare bene questa solitudine....Non viverla come una mancanza di qualcosa.....ma come un momento di ricchezza ....un momento in cui possiamo scoprirci ai nostri occhi ....sorprenderci per le nostre risorse. La nostra capacità di apprezzare il momento, l'attimo, apprezzare anche quella solitudine in cui sentiamo pienezza e non vuoto..La pienezza della vita che scorre in noi
.... perché scopriamo che sapere scegliere le relazioni, le persone offre qualità nella vita....e soprattutto permette di esprimere ciò che noi siamo, nella nostra autenticità...e questo permette di imparare a presentarci ed essere con gli altri cosi come siamo senza maschere e veli....nella nostra bellezza ed unicità .
Siamo fagocitati dalla vita frenetica che ci impone i suoi modelli già da piccoli.
Mia madre mi diceva sempre:" tu devi sempre fare l'originale , non puoi comportarti come tutti gli altri?"
No, ho fatto le mie scelte, ho pagato i miei errori senza rimpianti.
Ho apprezzato i miei momenti di solitudine e ora che sono una vecchia ragazza li amo ancora di piu.
Ho dato un taglio ai rami secchi e ora mi sento più leggera e pronta ad apprezzare i nuovi germogli.