Tupini: “Quanto costa far capire al bambino che lui è importante, che non è meno importante solo perché è piccolo, ma anzi ha diritto a più attenzione?”
Ascoltiamo i figli anche quando ciò che interessa a loro rallenta i nostri programmi? La riflessione di Gabriella Tupini parte da un gesto che può sfuggire ai genitori...

“Io vedo tante volte madri che stanno a guardare le vetrine e danno la manina... danno la mano al figlio piccolo, e magari lui si ferma a guardare un’altra cosa e la madre con uno strattone lo porta via, come fanno con i cani. Questa è una mancanza di rispetto”. La psicologa Gabriella Tupini parte da un gesto quotidiano per invitarci a riflettere sul rispetto dei figli. L’adulto può concedersi il tempo di soffermarsi su ciò che gli interessa, mentre la curiosità del bambino viene ignorata.
Chi accompagna un bambino conosce bene la fatica di arrivare puntuale quando si ferma spesso con la voglia di scoprire qualcosa. Ci sono orari da rispettare, commissioni da finire, giornate nelle quali ci manca la pazienza. Anche allora, però, possiamo spiegargli perché dobbiamo andare. Oppure chiedergli che cosa abbia visto, prima di riprendere il cammino. Tupini si sofferma proprio su quest’ultima possibilità: “Invece di dirgli: “Che c’è tesoro, cosa hai visto?” Quanto costa fare una cosa del genere? Quanto costa far capire al bambino che lui è importante, che non è meno importante solo perché è piccolo, ma anzi ha diritto a più attenzione?”
Quella domanda permette al bambino di raccontare una scoperta. Può aver notato un animale, una foglia, un oggetto del quale vuole conoscere il nome. Per l’adulto è qualcosa di già visto; per lui può essere la prima volta. Fermarsi ad ascoltarlo, quando possiamo, ci fa conoscere anche ciò che attira il suo sguardo.
È un’attenzione che conta anche mentre siamo a casa. Un figlio prova a raccontarci qualcosa e noi continuiamo un’altra conversazione, rispondiamo prima che abbia finito o crediamo di sapere già che cosa voglia. Tupini invita a lasciare aperta la possibilità di scoprirlo: “Amare è cercare di capire l’altro. Amare è non dare per assodato che l’altro sia in un certo modo. Amare un figlio vuol dire accettare che il figlio è diverso da noi, che la pensa in modo diverso da noi». Possiamo cominciare dalle domande che ci fa e da quelle che gli rivolgiamo. Chiedergli perché un gioco gli piaccia tanto, che cosa lo abbia deluso, che cosa stesse cercando di mostrarci. Il tempo per ascoltarlo non sarà sempre disponibile subito. Possiamo però tornare da lui e riprendere quel racconto: “Prima volevi dirmi una cosa. Ti ascolto”.
E a te, lettore che ci segui, è mai capitato di accorgerti che tuo figlio stava cercando di mostrarti qualcosa e tu avevi troppa fretta per ascoltarlo? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontaci la tua esperienza nei commenti.
di Leandro Castagna




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Mi è capitato spesso, negli ultimi anni sto prestando maggiore attenzione... Ma gli anni persi sono andati. Molto concreto il suggerimento della psicologa Tupini...