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Docenti e ATA, fino a 400 euro in più al mese è la proposta del CNDDU per i fuori sede. Chiesto anche un percorso di rientro per i docenti coinvolti nella legge 107/2015

12 ore fa
Tempo di lettura: 2 min

Affitto, spostamenti e rientri in famiglia pesano sullo stipendio. Poste al vaglio del ministro Valditara due interventi...

“Alla generale erosione del potere d’acquisto si aggiungono il canone di locazione, le utenze, i trasporti e le spese per i periodici rientri”. È la condizione del personale scolastico fuori sede descritta dal CNDDU, che propone un’indennità fino a 400 euro mensili per docenti e ATA di ruolo che lavorano lontano dalla propria residenza.

Per chi deve mantenere un secondo domicilio, lo stipendio serve a sostenere le spese nella città in cui lavora e quelle legate alla propria casa. Tornare dalla famiglia comporta poi ulteriori costi di viaggio. Il Coordinamento chiede di riconoscere questo peso economico, che si aggiunge agli aumenti dei prezzi:

“Il problema non può quindi essere ricondotto esclusivamente alla dinamica generale degli stipendi, poiché riguarda una condizione lavorativa che determina oneri aggiuntivi direttamente connessi alla distanza dalla residenza”. La proposta prevede un importo variabile, da determinare attraverso criteri documentabili.

I 400 euro rappresenterebbero il massimo nelle situazioni più onerose, non una somma uguale per tutti: “L’importo dovrebbe essere determinato considerando la distanza tra residenza e sede di servizio, la necessità documentata di mantenere un secondo domicilio e l’incidenza delle spese abitative e di trasporto”. Il sostegno arriverebbe quindi fino a 4.800 euro annui. Nelle intenzioni del CNDDU sarebbe una compensazione parziale delle spese aggiuntive, senza coprire integralmente il costo della permanenza fuori sede. Si tratta di una proposta, non di un’indennità già approvata.

Il comunicato affronta anche la situazione dei docenti ancora lontani dalla propria residenza per effetto delle procedure di assunzione e mobilità riconducibili alla legge 107/2015. Per loro, secondo il Coordinamento, aiutare a sostenere le spese non basta: occorre valutare anche una possibilità di avvicinamento.

“Per questi docenti il sostegno economico, pur necessario, non può rappresentare l’unica prospettiva”.

La richiesta è di introdurre una tutela specifica nella mobilità per favorire il rientro, o il progressivo avvicinamento, alla provincia o alla regione di residenza. Il CNDDU precisa che il percorso dovrebbe rispettare la disponibilità dei posti e le esigenze organizzative della scuola:

“Una simile previsione non dovrebbe tradursi in un automatismo, ma riconoscere la peculiarità di situazioni professionali originate da procedure straordinarie”.

Tra i criteri proposti figurano gli anni di servizio trascorsi lontano dalla residenza, la distanza e il protrarsi della condizione di fuori sede. Il punto è offrire una prospettiva a chi continua a organizzare la propria vita tra lavoro e famiglia in territori distanti. Prima di definire gli interventi, il Coordinamento chiede una ricognizione nazionale: quantificare docenti e ATA di ruolo fuori sede, stimare le risorse necessarie per l’indennità e individuare i docenti ancora interessati dagli effetti delle procedure legate alla legge 107/2015.

La richiesta è rivolta al ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, affinché promuova un confronto su entrambe le misure. Il CNDDU lega la sostenibilità economica del lavoro anche alla continuità del servizio e conclude richiamando la necessità di “affrontare una situazione che non dovrebbe assumere carattere indefinito”.

Per te, lettore che ci segui, quanto incidono affitto e viaggi sullo stipendio di chi lavora fuori sede? Da quanto tempo aspetti di avvicinarti alla tua famiglia? Scorri in basso, dopo gli articoli correlati, e raccontaci la tua esperienza, anche in forma anonima.



di Leandro Castagna

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