Valditara contro il docente di Parma: “Non denunciare è un errore”
- La Redazione

- 29 mag
- Tempo di lettura: 2 min
Il ministro interviene dopo l’aggressione ai docenti: scontro sulla querela, tra responsabilità, scuola e ruolo delle sanzioni

Sul caso dell’aggressione ai docenti dell’Itis di Parma interviene direttamente il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, aprendo un fronte netto sul tema della denuncia e del ruolo educativo della sanzione.
In un’intervista al Corriere della Sera, il ministro definisce “un grave errore” la scelta del professore coinvolto di non procedere con una querela nei confronti degli studenti responsabili.
Una posizione che, secondo Valditara, rischia di indebolire uno dei pilastri fondamentali della scuola: l’autorevolezza.
«Se un docente viene aggredito non ci può più essere comprensione», afferma il ministro. «Le norme esistono e vanno applicate». Il punto, però, è profondamente educativo: rinunciare alla denuncia, spiega, equivale a trasmettere ai ragazzi un messaggio ambiguo, in cui il rispetto delle regole e la loro violazione finiscono per apparire sullo stesso piano.
Il docente aveva motivato la sua scelta sostenendo che lo Stato dovrebbe intervenire autonomamente, senza delegare ai singoli cittadini l’iniziativa giudiziaria. Una posizione che apre il tema dei costi, economici ma anche personali, che una querela comporta.
Valditara, tuttavia, insiste su un altro piano. Per il ministro, la denuncia rappresenta un passaggio necessario nel percorso di responsabilizzazione: «La sanzione non distrugge il futuro, serve a far maturare la persona». Tanto più nel caso di minorenni, per i quali – sottolinea – non si parla di carcere ma di strumenti rieducativi.
L’obiettivo, dunque, è affermare che la scuola non può accettare il linguaggio della violenza e della prepotenza.
Il confronto si è acceso anche sul piano delle dichiarazioni. Il docente aveva definito il ministro “incompetente”, richiamando una vecchia polemica sull’uso del termine “umiliazione”.
Valditara respinge l’accusa e chiarisce il senso delle sue parole: non un’umiliazione inflitta, ma un percorso di consapevolezza personale, legato all’assunzione di responsabilità. Un concetto che, spiega, affonda le radici anche nella tradizione educativa e culturale.
Alla domanda su eventuali azioni legali, il ministro risponde in modo netto: «No, non lo querelo». Sarà invece l’Ufficio scolastico regionale a valutare eventuali provvedimenti.
Il caso di Parma diventa così il punto di partenza per una riflessione più ampia. Valditara richiama la necessità di rafforzare percorsi educativi legati al rispetto e all’empatia, senza però rinunciare al principio di responsabilità.
Un equilibrio delicato: da un lato la funzione educativa della scuola, dall’altro la necessità di non lasciare impuniti comportamenti gravi. In mezzo, una domanda che resta aperta: quale sia oggi il confine tra comprensione e autorevolezza.
di Leandro Castagna




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