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STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA,IL 28 MAGGIO RICORRE IL 49° ANNIVERSARIO

“Giustizia e solidarietà non hanno barriere né confini” è il titolo della serie di iniziative che si protrarranno dalla mattina di giorno 28 maggio


È fitto il programma delle iniziative per il 49° anniversario della strage di Piazza della Loggia a Brescia che quest’anno ha come titolo: “Giustizia e solidarietà non hanno barriere né confini”. In mattinata ci sarà l’omaggio delle delegazioni, scuole e cittadini al monumento in ricordo delle vittime fino alle ore 10.12 quando in piazza risuoneranno gli otto rintocchi e verranno letti i nomi dei caduti del 1974.

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Nel pomeriggio si terrà, invece, il convegno organizzato dalla FLC CGIL Brescia dal titolo “Scuola come liberazione nel paese sbagliato. Tra Lodi e Don Milani... educazione, cittadinanza e antifascismo” che vedrà il contributo degli studenti delle scuole primarie e secondarie e delle studentesse e studenti della scuola di italiano della Camera del Lavoro di Brescia. Interverrà Dario Missaglia, Presidente nazionale dell’associazione Proteo Fare Sapere. Appuntamento sotto il portico di Palazzo Loggia a partire dalle ore 15.00.

Piazza della Loggia, 28 maggio 1974 - 28 maggio 2023: una piazza antifascista


Nelle parole di Santo Gaffurini, segretario generale dell’allora CGIL Scuola Brescia, il percorso verso “un futuro possibile e ricco di sogni” che la bomba fascista ha tentato di cancellar - e ancora - quando Vittorio, Euplo, Bartolomeo, Giulietta, Livia, Clementina, Alberto, Luigi hanno deciso di partecipare alla manifestazione del 28 maggio 1974 indetta da CGIL-CISL-UIL e dal Comitato Unitario Antifascista in piazza della Loggia lo hanno fatto consapevoli del valore della loro partecipazione. Il manifesto recitava: MANIFESTAZIONE ANTIFASCISTA. “Scuola come liberazione nel paese sbagliato”, il 28 maggio a Brescia


È importante oggi riconfermare questa loro consapevolezza per evitare letture della strage fascista che vorrebbero ridurla a uno fra gli episodi della violenza politica di quegli anni.

Sarebbe fare torto e grave ingiustizia a loro e a quanti portano nel corpo e nell’animo il ricordo di quella bomba, esito di una violenza che in quegli anni attraversava Brescia in modo unilaterale con lo squadrismo davanti alle scuole e alle fabbriche, con pestaggi di studenti e operai che picchettavano a tutela dell’affermarsi della democrazia nei luoghi della vita civile, con attentati alle sedi dei partiti politici che esplicitamente si richiamavano alla Costituzione costruendo quel cartello che allora denominava “arco costituzionale”.

Definire ora l’antifascismo di allora come parte violenta di un atto di contrapposizione è disconoscere quanto nella loro esistenza di insegnanti e di lavoratori le vittime hanno promosso con il loro lavoro quotidiano, con l’impegno, con la passione civile e, dunque, risulta un gesto odioso, vile perché gratuito.

Antifascismo nella scuola era ed è il tentativo di promuovere il diritto allo studio che non è solo costruire le condizioni pratiche perché si possa esercitare, rendere esigibile, attraverso l’organizzazione delle condizioni materiali, ma, anche e soprattutto, la promozione della ricerca nell’ambito della conoscenza, la sollecitazione verso i saperi codificati e stratificati, la loro contestazione; è anche innamorarsi della conoscenza costruita nel confronto e nello studio; è saldare la conoscenza rinnovata a percorsi che promuovano una trama civile più ricca, capace di ri-conoscimento della diversità, capace di comprendere il dolore e la gioia degli altri, di accettare la contaminazione e il contagio delle esperienze altrui, evitando gerarchie prevaricanti degli stessi saperi.



Questo racconto della loro vita, mai sazia dei risultati raggiunti nell’attenzione per gli altri è stato ed è antifascismo. Il passaggio del tempo ha solo trasformato le parole nel loro suono e qualcuno vorrebbe consegnare ai soli libri la parola antifascismo perché così agli stessi consegnerebbe la parola fascismo per promuovere una falsa memoria condivisa, un unicum indistinto nel quale cancellare le differenze, le emozioni, le motivazioni al proprio agire. L’opposto appunto della conoscenza.

In questa aspirazione è facilmente riconoscibile la specificità della “cultura fascista” caratterizzata da assenza di dibattito, fede indiscussa in un capo, violenza e sopraffazione nei confronti della dissidenza politica che, considerati i tempi mutati dell’informazione, si organizza nello sminuire i temi e i problemi sollecitati dalla società civile; scelta di nemici dentro e fuori i confini a cui additare le responsabilità della propria incapacità di azione, restaurazione agiografica di valori irriconoscibili dei tempi andati; corporazione nell’economia con particolare attenzione alle classi sociali dei propri finanziatori; imbonimento delle masse attraverso gli strumenti classici della loro distrazione ponendo l’enfasi sui temi della cronaca e del pettegolezzo, moltiplicando dichiarazioni roboanti su temi di facile presa retorica e, soprattutto, non fornire nessuna risposta nel merito e sul metodo che si intendono intraprendere per risolvere problemi perché valga l’adagio “...noi diamo risposte” che cela l’inevitabile “...noi siamo la verità”.

Per questo ancora noi agiamo il nostro antifascismo. Per costruire un percorso di pace che non può dissaldarsi dalla giustizia, dall’uguaglianza. Per costruire una presenza sulla terra che ne riconosca l’unicità e la bellezza attraverso azioni politiche improntate al rispetto e ad una rivedibile idea di sviluppo che superi l’affermazione gratuita dell’ineluttabilità della classifica sociale tra primo e ...quarto mondo. Per cercare parole nuove con le quali prospettare un futuro possibile, attraente, inclusivo, ricco di sogni.

Santo Gaffurini chiude il suo pensiero dicendo che : questo il peso che diamo alla nostra presenza oggi in piazza, una piazza antifascista, molti di noi, come allora, convocati dalla nostra militante coscienza.



LA REDAZIONE


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