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MATURITÀ: MANTENERE LO SCRITTO È INDICE DI MERITOCRAZIA

PAOLO CREPET TORNA CRITICO SULLA QUESTIONE DELLA SOLA PROVA ORALE


Nel mondo della formazione sono molte le critiche ad un esame di maturità caratterizzato da una sola prova orale sulle diverse materie. Nomi di un certo rilievo sollecitano il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi a dare priorità alle prove scritte. Tra i nomi autorevoli emergono: Paolo Crepet, Gustavo Zagrebelsky, Anna Oliverio Ferraris, Elsa Fornero, Carlo Cottarelli e molti altri.


L’intervento a “Il Fatto Quotidiano” dello scrittore Paolo Crepet possiamo affermare che è sulla stessa scia di quello fatto durante la trasmissione Coffee Break in onda su La7 nel mese di giugno. Infatti oggi come sei mesi fa il noto scrittore afferma che: “Si deve mantenere lo scritto in coerenza di una scuola meritocratica che rischia di sparire. Nessuno è mai morto nessuno per l’esame di maturità. Cancellare gli scritti è nelle corde di questa cultura che vuole rendere tutto più facile” - in ultimo afferma - “non ce l’ho con il ministro”.



A nostro avviso, come redazione, la situazione è molto più spinosa e non ha a che fare con l’importanza delle prove scritte. Mai messe in discussione in Italia in merito all’esame di maturità. La scelta è molto complessa perché non riguarda se lo scritto è importante oppure no. La scelta è se fare le prove scritte in una situazione di pandemia oppure no.

Ad oggi la scelta più saggia è quella di attendere gli sviluppi della questione Covid 19, che non sembrano certamente essere rassicuranti. Quindi andrebbe rimandata la decisione alla luce degli sviluppi della pandemia mondiale e non in merito all’importanza delle prove scritte ( conditio sine qua non per una maturità che abbia senso ). Nessuno mette in discussione, almeno oggi, l’importanza delle prove scritte.

di CLAUDIO CASTAGNA




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